Un’annata che nessuno dimenticherà. Non per la sua opulenza, ma per ciò che racconta.
Il 2024 in Borgogna è stato un anno esigente, un’annata che ha richiesto attenzione, sensibilità e scelte precise in vigna e in cantina. Eppure, ed è qui che la Borgogna dimostra ancora una volta la sua grandezza, da questa stagione tormentata sono nati vini veri, leggibili, spesso emozionanti. Non urlano, non seducono con la forza. Ma parlano chiaro.
Quello che segue è uno sguardo d’insieme su bianchi e rossi 2024, intrecciato con lo stile e il lavoro di alcuni dei produttori che fanno parte della famiglia Chronos Wine Cellar.
Un’annata dominata dall’acqua
La parola chiave del 2024 è stata una sola: pioggia. Persistente, regolare, logorante. Più che la quantità assoluta, è stata la frequenza degli episodi piovosi a mettere in ginocchio i vigneti, favorendo una pressione da peronospora senza precedenti, soprattutto in Côte de Nuits.
La fioritura è stata lunga, discontinua, spesso compromessa. Le rese, in molti casi, sono scese a livelli drammatici. In alcuni appezzamenti si è arrivati a non vendemmiare affatto. Agosto, finalmente più luminoso e asciutto, ha salvato ciò che restava: pochi grappoli, ma maturi, capaci di arrivare al traguardo.
Il risultato? Due annate in una: una Borgogna dei bianchi sorprendentemente riuscita e una dei rossi più fragile, ma non priva di fascino.
I bianchi 2024 – Freschezza, energia, definizione
Se c’è un consenso trasversale tra critici e produttori, è questo: la 2024 è una grande annata per i bianchi di Borgogna. Non grande nel senso dell’opulenza, ma per precisione, definizione e capacità di raccontare il luogo.
Il clima fresco e umido ha favorito livelli di acidità naturali (pH spesso tra 3,2 e 3,35) e alcoli moderati, generalmente tra 12% e 13%. Ne risultano vini tesi, salini, lineari, spesso più costruiti per il futuro che per l’impatto immediato. Molti degustatori hanno evocato paragoni con 2014, 2010 e, per alcuni aspetti, 2016: annate classiche, di struttura fine e lunga tenuta.
Qui lo Chardonnay ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, soprattutto nei vigneti in pendenza, meglio drenati e più ventilati, traducendo il clima fresco in energia e precisione.
Se c’è un grande vincitore nel 2024, è senza dubbio lo Chardonnay.
Grazie a una fioritura leggermente più favorevole, a bucce più spesse e a una maggiore resistenza alle malattie, i bianchi hanno saputo trasformare il clima fresco e umido in un alleato. Il tratto comune è una acidità vibrante, spesso sostenuta da una quota importante di acido malico, e una definizione aromatica che guarda agli agrumi, ai fiori bianchi e alla mineralità salina.
Non sono vini larghi o solari. Sono lineari, affilati, precisi, spesso irresistibilmente bevibili.
Côte de Beaune, equilibrio e classicismo ritrovato
- Meursault e Chassagne-Montrachet mostrano un profilo più teso rispetto alle annate recenti: meno volume, più nervo. I terroir calcarei in pendenza hanno fatto la differenza.
- Puligny-Montrachet brilla per precisione e verticalità: i migliori Premier Cru sono veri esercizi di stile.

In questo contesto, il lavoro di produttori come Michel Niellon e Chavy-Chouet si inserisce perfettamente, vinificazioni misurate, legni sempre più discreti, attenzione costante alla purezza del frutto. I loro 2024 parlano un linguaggio essenziale, profondamente borgognone.
Chablis e approcci contemporanei
A Chablis, il 2024 trova un interprete ideale in Château de Béru, dove la freschezza naturale dell’annata amplifica un profilo già votato alla tensione, alla salinità e alla precisione calcarea. I vini sono diritti, vibranti, profondamente gastronomici.
Chanterêves lavora invece tra Hautes-Côtes, Chassagne e Corton, e nel 2024 interpreta l’annata con grande lucidità, vini sottili, tesi, non forzati, dove la freschezza naturale diventa struttura e non semplice leggerezza. I bianchi 2024 qui sono luminosi, vibranti, gastronomici.
Antoine Lepetit de la Bigne, con i suoi bianchi minerali e le sue vinificazioni effettuate parzialmente in anfora, dimostra che, anche in annate complicate, esperienza, dedizione e innovazione possono creare dei vini meravigliosi, scolpendo uno stile borgognone moderno, sempre più amato da critici e appassionati.
I rossi 2024 – Leggerezza, trasparenza, bevibilità
La 2024 è un’annata che chiede silenzio e attenzione nel bicchiere. I rossi non cercano la forza, ma la chiarezza.
Su entrambe le Côtes, i Pinot Noir mostrano un profilo classico e misurato: frutto rosso nitido e croccante, tannini fini e lineari, salinità evidente e alcoli raramente oltre il 13%. Più che concentrazione, ciò che colpisce è la trasparenza del terroir.
Molti produttori hanno citato affinità stilistiche con 2012 per la tessitura, 2010 per la precisione e 2016 per l’equilibrio complessivo. Non sono vini massivi, né costruiti per stupire subito: sono vini che parlano con voce calma, ma autorevole.
Il Pinot Noir ha sofferto. Molto.
Le rese bassissime, la pressione della peronospora e la debolezza vegetativa hanno prodotto vini spesso chiari nel colore, leggeri nella struttura, ma non per questo privi di interesse. Anzi: nei casi migliori, il 2024 offre una lettura quasi didattica del terroir.
Stile generale
- Alcoli moderati (12–13%)
- Tannini fini, talvolta evanescenti
- Frutto rosso croccante: ribes, fragolina, melograno
- Grande bevibilità
Non è un’annata costruita per la potenza o per l’attesa estrema. È un’annata da bere, da condividere, da apprezzare per la sua immediatezza e naturalezza.
Côte de Beaune: sorprendentemente convincente
In molte zone della Côte de Beaune, i rossi hanno retto meglio l’urto rispetto alla Côte de Nuits.
- Pommard emerge come denominazione particolarmente interessante: meno colpita dalle piogge più violente, ha dato vini più completi rispetto a Volnay.
- Beaune stessa regala ottime sorprese, soprattutto nei climat storici.

Il lavoro di Domaine A.F. Gros e di Le Puy de l’Ours mostra come un approccio delicato in cantina, estrazioni leggere e legni usati con parsimonia, sia stato decisivo nel 2024.
Côte de Nuits, finezza e interpretazione personale
Qui la variabilità è estrema. Anche all’interno dello stesso domaine, le differenze tra cuvée sono marcate.

Produttori come Antoine Lienhardt, Armand Heitz, Jeremy Recchione e La Maison Romane e hanno scelto la via della coerenza stilistica, accettando rese minime pur di preservare l’identità dei vini. I risultati migliori uniscono trasparenza, finezza aromatica e una tessitura tannica delicatissima.
Voci indipendenti e nuove letture

Figure come Mark Haisma, Maison Fang e Maison Gautheron d’Anost mostrano come il 2024 possa funzionare quando il Pinot Noir viene accompagnato, non forzato. Vini sottili, floreali, spesso irresistibili a tavola.
Borgogna 2024, una chiave di lettura contemporanea
Il 2024 non è un’annata urlata, né costruita sull’eccesso. È un millesimo che parla con misura, e proprio per questo risuona molto bene con il gusto contemporaneo. È, piuttosto, una annata di integrità, che premia l’esperienza, la disciplina e la chiarezza di visione.
La scarsità è reale, molte aziende registrano le rese più basse degli ultimi decenni, ma ridurre il 2024 a una questione di quantità sarebbe un errore. Ciò che ha fatto la differenza è stato come ogni produttore ha reagito alla pressione: chi ha saputo decidere, chi ha accettato di perdere per non snaturare lo stile, chi ha lavorato con misura in cantina.
In questo senso, i vini dei produttori seguiti da Chronos raccontano bene l’annata.
- A.-F. Gros ha visto la gelata incidere più della peronospora, con rese ridotte drasticamente. L’uso sempre più convinto dei Clayver, ormai centrali nel suo approccio, ha dato ai 2024 un profilo elettrico, teso, particolarmente leggibile nei grandi terroir.
- Michel Niellon e Chavy-Chouet hanno beneficiato dei loro vigneti meglio drenati e di uno stile senza forzature: bianchi cesellati, salini, di grande precisione.
- Antoine Lienhardt ha interpretato il Pinot con estrema misura, privilegiando bevibilità e finezza rispetto a qualsiasi tentazione estrattiva.
- Armand Heitz, coerente nella filosofia, ha accettato rese minime pur di preservare identità e purezza, producendo vini trasparenti e profondamente territoriali.
Questa è una Borgogna che privilegia freschezza, acidità e precisione, caratteristiche oggi sempre più ricercate e sempre meno scontate.
Come leggere il 2024
Una chiave di lettura semplice per orientarsi nel bicchiere
Se negli ultimi anni la Borgogna vi ha abituati a vini solari, maturi, talvolta generosi fino all’eccesso, il 2024 segna una netta inversione di rotta.
Questa è un’annata da leggere con occhi diversi.
- Freschezza prima di tutto: i 2024 sono vini con alcoli moderati, acidità viva e naturale. Il sorso è scorrevole, teso, dissetante.
- Frutto croccante, non maturo: ribes, agrumi, fragoline, melograno. Niente confettura, niente pesantezza.
- Sapidità e mineralità: soprattutto nei bianchi, ma sempre più evidente anche nei rossi. Vini che fanno venire voglia di un altro bicchiere.
- Stile classico: chi ama le annate più fresche del passato (2010, 2014, 2017) ritroverà un linguaggio familiare, oggi sempre più raro.
- Vini gastronomici: nati per la tavola, non per stupire in degustazione tecnica. Perfetti con cibo, amici, tempo.
Il 2024 non cerca l’applauso immediato. Cerca attenzione. E la ricompensa è un piacere autentico, quotidiano, profondamente borgognone.
Un’annata da acquistare con intelligenza
Il 2024 va comprato con criterio.
- I bianchi sono il cuore dell’annata: tesi, minerali, con un potenziale di evoluzione superiore a quanto suggerisca il loro profilo snello.
- Nei rossi, la selezione è fondamentale: Village importanti, Premier Cru e Grand Cru ben situati e produttori sensibili faranno la differenza.
- Denominazioni come Marsannay, Savigny, Santenay e Pommard offrono un equilibrio particolarmente interessante tra qualità e leggibilità.
È un’annata ideale da bere mentre si attendono l’apertura di millesimi più strutturati come 2020, 2022 e 2023. Come il 2021, il 2024 privilegia il piacere relativamente precoce, senza rinunciare alla profondità.
Non una Borgogna facile. Ma una Borgogna vera.
La 2024 non è una classica annata calda. Ma è un’annata sincera.
Racconta molto del presente della Borgogna: il cambiamento climatico, la fragilità dell’equilibrio agricolo, la necessità di adattarsi senza tradire i principi. Mette in luce i vigneti migliori, le mani più sensibili, le scelte più lucide.
Per chi ama vini opulenti e potenti, non sarà un riferimento. Per chi cerca freschezza, identità, bevibilità e precisione, il 2024 saprà regalare grandi soddisfazioni, soprattutto nei bianchi, ma anche in alcuni rossi scelti con attenzione.
Come ha scritto un produttore borgognone: “Quest’anno il vino non migliorerà molto con il tempo. Ma migliorerà con gli amici.”
E in fondo, non è anche questo il senso più profondo del vino?
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