Dove il Sangiovese si prende il suo tempo
Giovedì 9 aprile 2026 abbiamo partecipato a una giornata davvero speciale al Podere San Giuseppe di Stella di Campalto, a Montalcino.
Montalcino è una terra profondamente legata al Brunello e al Sangiovese.
Al Podere San Giuseppe di Stella di Campalto si parla soprattutto di tempo e natura, e del loro giusto spazio.
Una giornata passata tra cantina e vigneti è stata l’occasione per capire cosa significa davvero.
Siamo partiti da Lugano presto al mattino, direzione Montalcino, con appuntamento alle 10.30 da Stella di Campalto, a Castelnovo dell’Abate, una delle zone più affascinanti e vocate del territorio del Brunello.
La giornata era una di quelle occasioni rare che Stella e Beatrice organizzano per i loro importatori e partner internazionali, persone arrivate da tutta Europa, dall’Asia e dalle Americhe per ritrovarsi insieme in azienda, condividere tempo, vini e visione.
Ad accoglierci sul tetto della cantina, uno spazio semplice, essenziale, ma con una vista straordinaria sulla Val d’Orcia e sul fiume Orcia, una tisana, una giornata luminosa e quel senso immediato di calma che qui si percepisce fin dal primo momento.

Dopo il benvenuto siamo scesi in cantina, dove ad aspettarci c’erano Stella, Beatrice e una selezione di vini che racconta tutta la storia del Podere San Giuseppe, dagli inizi fino alle uscite più recenti.
Il primo vino in degustazione era un Rosso di Montalcino 2002, una delle prime annate prodotte, fino ad arrivare ai Brunello più recenti, come le 2019 e soprattutto la 2016, un’annata centrale per capire il lavoro di Stella.


A Montalcino oggi si trovano sul mercato annate molto più giovani, ma qui il tempo segue un’altra logica. I Brunello di Stella di Campalto escono spesso molti anni dopo rispetto alla media della denominazione, perché ogni vino viene rilasciato solo quando è pronto.
Lo stesso millesimo può dare origine a più vini, usciti in momenti diversi. La 2016 è un esempio molto chiaro, con diverse interpretazioni nate da parcelle differenti del vigneto, come Sasso, VCLC, Piccoli Contenitori, fino all’uscita prevista nel 2026 del Brunello di Montalcino 2016 Rosa Amore.

È un lavoro di parcellizzazione estremamente preciso, raro da trovare non solo a Montalcino, ma in generale nel mondo del vino. Ogni parcella di Sangiovese viene osservata e seguita nel tempo, e ogni vino trova il proprio momento di uscita, anche a distanza di dieci anni dalla vendemmia.
La degustazione è stata organizzata in modo molto interessante, non in ordine cronologico, ma per tavoli tematici che mettevano in relazione annate diverse accomunate dallo stesso numero finale.
2002 accanto al 2012, 2005 insieme al 2015, 2006 con il 2016.
Un modo per cercare affinità tra stagioni lontane, per capire come il Sangiovese reagisce nel tempo e come il lavoro in vigneto e in cantina riesca a mantenere una coerenza profonda pur nel cambiamento.
Negli anni Stella ha prodotto Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino e anche Brunello Riserva. Oggi la scelta è quella di produrre solo Brunello, anche se di fatto, per tempi di affinamento e profondità, molti vini potrebbero essere considerati delle riserve, pur non essendo etichettati come tali.
Dopo la degustazione siamo usciti nei vigneti.



Ed è qui che tutto prende forma.
Al Podere San Giuseppe il lavoro sulla terra è seguito fin dall’inizio da Leonello Anello, figura centrale nello sviluppo del progetto. Tra i pionieri della biodinamica in Italia, da oltre quarant’anni si occupa di ricerca, formazione e consulenza, contribuendo a portare un approccio concreto e verificabile alla viticoltura biodinamica.

Dal 2001 accompagna Stella nel lavoro in vigneto, costruendo nel tempo un sistema agricolo vivo, coerente e profondamente legato al territorio.
La biodinamica qui non è una scelta recente, ma una base su cui tutto si è sviluppato, non come teoria, ma come pratica quotidiana, fatta di osservazione, verifica e adattamento continuo.
Uno degli aspetti più interessanti è che questo approccio è stato nel tempo anche oggetto di analisi e confronti concreti. Studi condotti insieme a enti e istituzioni hanno analizzato lo stato dei suoli e delle piante del Podere San Giuseppe, mettendolo a confronto con vigneti gestiti in modo convenzionale.
Nel caso di Stella, le vigne sono gestite senza apporti esterni di fertilizzanti e lasciando al sistema suolo-pianta il compito di trovare il proprio equilibrio. Nonostante questo, nel tempo non si sono riscontrate carenze nutrizionali nelle piante, né cali qualitativi.
Le analisi hanno evidenziato un suolo attivo, equilibrato e ricco, capace di sostenere la vite in modo naturale, confermando nella pratica ciò che spesso resta solo teoria.
Camminando tra le parcelle, osservando il suolo, le erbe spontanee e la biodiversità che caratterizza questi vigneti, si percepisce chiaramente quanto questo approccio abbia inciso nel tempo.
Qui la vigna non è forzata. È accompagnata.


Prima si assaggiano i vini in cantina, poi si entra nel vigneto e si comprende davvero da dove nasce tutto, ed è proprio lì che si coglie il punto.
Quando il suolo è vivo, equilibrato e in grado di sostenere la pianta senza interventi correttivi, anche il vino cambia. Diventa più preciso, più coerente, più leggibile.
Perché alla fine è semplice, quando il suolo è vivo, anche il vino lo è.
Il pranzo si è svolto in una porzione nuova della cantina, frutto del recente ampliamento voluto da Stella e Beatrice, uno spazio normalmente dedicato alla produzione e, per l’occasione, allestito con una lunga tavolata.
Un momento conviviale, semplice, tra produttori e importatori, accompagnato da alcune bottiglie servite alla cieca, più per curiosità e confronto che per degustazione tecnica.
Senza etichette, senza riferimenti, solo il vino nel bicchiere.
Nel pomeriggio la giornata è proseguita con altri momenti di condivisione, fino ad arrivare alla sera, quando ci siamo spostati al Relais di Mastrojanni, a Castelnovo dell’Abate, per una cena informale.
Una cena amichevole tra appassionati di vino, organizzata da Beatrice, che ha colto l’occasione di averci tutti a Montalcino per passare una splendida serata insieme.

Anche lì il filo conduttore è stato lo stesso, scambio, apertura, bottiglie arrivate da tutto il mondo, grande qualità ma senza formalismi, in un contesto rilassato e autentico.
Quello che colpisce di Stella di Campalto non è solo la qualità dei vini, ma la coerenza del progetto.
A Montalcino, terra del Sangiovese e del Brunello, il Podere San Giuseppe rappresenta una visione precisa, costruita negli anni con un lavoro meticoloso in vigneto e in cantina.
Un approccio che richiede tempo, risorse e una grande convinzione, e che oggi è sempre più raro.
I vini che ne nascono sono il risultato diretto di questo percorso, vini che non inseguono il mercato, ma seguono il proprio tempo.
Per noi di Chronos Wine è un grande onore collaborare con Stella di Campalto da diversi anni.
Siamo importatori per la Svizzera, con responsabilità diretta sul mercato del Ticino e della Svizzera italiana, dove operiamo nel settore della ristorazione, selezionando e collaborando con realtà in grado di comprendere e valorizzare vini di questo livello.
Crediamo molto nella valorizzazione di ogni bottiglia, dal lavoro in vigneto fino al servizio in sala, perché vini come questi hanno bisogno del contesto giusto per esprimersi al meglio.
Stella di Campalto è oggi una delle realtà più autentiche di Montalcino, un punto di riferimento per chi cerca un Brunello di Montalcino che sia espressione pura di Sangiovese, territorio e tempo.

Un grazie sincero a Stella, a Beatrice e a tutto il team per l’accoglienza e per aver condiviso con noi, ancora una volta, il loro modo di vivere il vino.
Un modo che oggi, più che mai, ha qualcosa di estremamente raro.
Italiano
English
Français
Deutsch
